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I visionari della scuola

Scritto da Roberto Fantini on . Postato in Seminari

Carissimi,

si è conclusa da poco l’iniziativa su “I visionari della scuola”. Devo riconoscere che la Regione ha fatto uno sforzo non indifferente per metter su tutta l’attività organizzativa. L’assessore Raffaele Liberali, quando ci siamo incontrati il pomeriggio del 6 u.s., la prima cosa che mi ha detto è stata: “Ha visto? Ce l’abbiamo fatta!”. Ha ragione l’assessore, perché è stato un compito eccessivamente gravoso, vista la ristrettezza dei tempi a disposizione. Soprattutto ha rimarcato la necessità, già emersa nei gruppi del giorno prima e nella giornata successiva, di continuare questo lavoro di scandaglio per cercare di capire le vere esigenze della scuola lucana al fine di predisporre interventi operativi mirati. Abbiamo dato l’abbrivio a questo grande evento che è cominciato prima della “Buona scuola” del Presidente Renzi e che solo casualmente si è parallelizzato con l’iniziativa della nostra regione. L’assessore ha, ad onor del vero, coinvolto l’associazione fin dai primi momenti di programmazione dell’evento ed ha dato valore anche ai suggerimenti che abbiamo offerto e che poi si sono concretizzati nella fase conclusiva. I lavori si sono svolti con grande partecipazione non solo dell’Ufficio Scolastico Regionale e degli operatori scolastici, ma anche di famiglie, istituzioni, università, ecc. La nostra associazione, attraverso il contributo di numerosi soci intervenuti, ha fatto emergere non pochi elementi di criticità che meritano un’attenta riflessione nel prosieguo dei lavori. Vanno affrontate tematiche come la nuova governance della scuola, l’autonomia, l’organizzazione della rete scolastica, la formazione e l’aggiornamento del personale, le piccole scuole dei centri minori, l’assunzione del personale selezionato tra il 20/30% dei migliori studenti delle scuole secondarie di secondo grado, la progressione professionale del personale (di carriera e retributiva), la ristrutturazione degli edifici scolastici (nel rispetto di una nuova visione degli spazi educativi riferiti all’insegnamento e all’apprendimento) ed altri aspetti più volte richiamati. Questi argomenti sono stati appena sfiorati durante gli interventi e il dibattito, ma vanno approfonditi in maniera più incisiva se si vuole uscire dall’attuale precarietà e se si vuole rendere davvero centrale la scuola e di conseguenza la formazione delle nuove generazioni. La scuola di oggi non ha solo un problema di conoscenze, abilità, competenze che sono comunque indispensabili per l’inserimento nel mondo del lavoro o più semplicemente per saper e poter stare al mondo. Ha soprattutto il dovere di formare persone nuove, di restaurare la persona umana dalle sue fondamenta in un mondo che cambia a ritmi vertiginosi che richiedono quello che in una lezione hanno riferito Andrea Canevaro e Coltilde Pontecorvo (e che non ho potuto leggere nel mio intervento per non rubare troppo tempo): “Anniek Cojean dice che un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti:
Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere:
camere a gas costruite da ingegneri istruiti;
bambini uccisi con veleno da medici ben formati;
lattanti uccisi da infermiere provette;
donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido – quindi – dell’istruzione.
La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

MARSICONUOVO

lettera al presidente